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Rifinanziare la Dis.Coll.

Per: Ministro Poletti

Lettera aperta

Rifinanziamento della DIS.COLL.

Gentili Ministro Poletti, Sottosegretario Baretta,

Questo non vuole essere l'ennesimo appello di una generazione a difesa della propria dignità, né una generica rivendicazione dei “nostri” diritti.
Vogliamo parlare di politica.

Molti di noi hanno condiviso almeno parte delle misure contenute nel famoso Jobs Act. Molti altri no. Oggi però il punto non è questo. Che la si condivida oppure no, tutti abbiamo capito la filosofia di fondo di quella riforma: maggior flessibilità in uscita dal posto di lavoro, maggior formazione e politiche attive, più ammortizzatori sociali per quelle tipologie di contratto che prima non ne avevano.

La mancata proroga della DIS.COLL, che avrebbe coperto i lavoratori per i 6 mesi successivi all'interruzione del rapporto di collaborazione al 75% del reddito percepito, rappresenta oggettivamente un passo indietro sulla strada della creazione di un mercato del lavoro contemporaneamente più dinamico per le imprese e più equo per i lavoratori.

La categoria dei collaboratori è, accanto a quella dei tirocinanti o stagisti (in particolare nel settore del commercio e della grande distribuzione), dei lavoratori con voucher, tra quelle più fragili del nostro mercato del lavoro. Abolire l'ammortizzatore sociale che li riguarda è un'ulteriore, ennesima mancanza di riguardo di questo Paese nei confronti dei propri giovani (dal momento che sono soprattutto i giovani a essere inseriti nel mercato del lavoro con questi contratti).

Sappiamo dell'esistenza di un emendamento in Parlamento per la proroga della Dis.Coll, del valore di 54 milioni di euro per il 2017. Il parere negativo è arrivato dal Governo per motivi di risorse. Perciò ci rivolgiamo a voi, chiedendovi se tutto ciò che spendiamo, tutto ciò che abbiamo inserito come voce di spesa in Legge di Stabilità, tutto ciò che abbiamo prorogato nel Milleproroghe fosse assolutamente indispensabile, più indispensabile che non garantire un ammortizzatore sociale a una delle tante figure fragili che stanno nel nostro mercato del lavoro.

A voi andrebbe l'onere di spiegarci che nulla, proprio nulla, poteva essere tagliato altrove, e che quei 54 milioni di euro sono da considerarsi pura spesa pubblica da tagliare a fronte dell'impossibilità di tagliare altrove. Oppure rivedere alcuni impegni di spesa in modo da poter coprire questo.

Quali? Esiste anche nella difficoltà di scelta un criterio. Alcune voci di spesa coprono delle opportunità in più; altre coprono dei veri e propri diritti. In un mercato del lavoro come il nostro, l'ammortizzatore sociale non è né un'opportunità, né un bonus, né un favore, ma un diritto. Non si può dire lo stesso di tutto il resto.

Riconosceteci un diritto. Dateci una speranza. Ripartiamo da qui.


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