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LA MUSICA LEGGERA IN ITALIA - TRE PROPOSTE

Per: ISTITUZIONI GOVERNATIVE

LA MUSICA LEGGERA IN ITALIA - TRE PROPOSTE
di Daniele Pelizzari


Da più parti si apprende che quando terminerà la pandemia del Covid, nulla sarà più come prima. Non è molto chiaro cosa questo significhi, né se la previsione sia attendibile, ma in ambito musicale c’è da auspicare, per certi versi, che non tutto torni come prima, bensì che qualcosa venga cambiato in meglio.
Mi riferisco alla musica leggera dal vivo: ai concerti e alla loro fruibilità.

Con il termine "musica leggera” (vale ogni volta di seguito nel testo) intendo indicare per comodità di sintesi una vasta gamma di generi musicali, dal rock al jazz alla canzone d'autore etc., ovvero produzioni musicali di vario tipo che hanno avuto diffusione di massa a partire dalla seconda metà del ‘900 (un altro modo di definirle potrebbe essere “popular music”) e che non riguardano né la musica "colta" (avanguardia, concettuale, classica), né il folklore o la musica etnica

Consideriamo questa affermazione:
"Il settore della musica leggera è caratterizzato dall'imprenditoria privata e non può contare su sovvenzioni pubbliche dirette e finalizzate alla produzione di spettacoli"
Luigi Minonzio e Cecilia Balestra, da "Organizzare musica", Franco Angeli Editore, 2003

È davvero così?
Non del tutto. Si tratta di una generalizzazione. In realtà alcuni soggetti privati beneficiano di sovvenzioni pubbliche per organizzare spettacoli musicali (in alcuni casi anche di musica leggera); tali sovvenzioni vengono erogate dalle Regioni; ogni Regione rispondendo ad una propria normativa specifica; oppure dalle Amministrazioni di quei rari Comuni che organizzano rassegne musicali locali.
Al di là di alcuni casi che beneficiano di sovvenzioni, la quasi totalità degli spettacoli di musica leggera (nonché, fatto non secondario, tutto il mondo della sua produzione e diffusione) è però nelle mani dell’imprenditoria privata.
Affermare che il "Il settore della musica leggera è caratterizzato dall'imprenditoria privata” è, quindi, sostanzialmente corretto.

Il problema
Nell’arco dell’anno, soprattutto al di fuori delle aree metropolitane, scarsissime sono le occasioni per poter partecipare ad un concerto di musica leggera.
Riguardo al tema specifico dei concerti dal vivo l'imprenditoria privata (che segue regole specifiche, ha oggettivi limiti strutturali e si trova alle prese con un confuso e complesso sistema normativo) non è in grado di coniugare adeguatamente l’offerta degli artisti e la domanda dei fruitori.
Tale disfunzione si riscontra nella maggior parte del territorio nazionale.
In taluni casi si possono raggiungere con qualche mezzo luoghi più o meno distanti, ma nel posto dove si vive, nel territorio del proprio Comune o dintorni, a “Km zero” insomma, rarissimamente si ha l'opportunità di godere di un concerto.
Parallelamente gli artisti, siano essi professionisti o meno, non trovano o trovano raramente e a fatica luoghi in cui svolgere il proprio ruolo, la propria funzione sociale.
E’ una mancanza di opportunità. Di "spazi", come si usa dire nell'ambiente musicale.
Per ovviare a questa carenza ho immaginato la nascita di un circuito di concerti, parallelo a quello esistente, della cui organizzazione si occupino non soggetti privati, bensì gli Assessorati alla Cultura e Tempo Libero di tutti i Comuni italiani (proposta 1); una convenzione tra Stato e studi di registrazione e case discografiche locali (proposta 2); la regolamentazione delle attività musicali nei piccoli e medi locali pubblici, club e circoli (proposta 3).

Il valore del concerto e della musica leggera
"Concerto", secondo la definizione del vocabolario, è sinonimo di accordo, intesa, concordia, insieme.
Il luogo del concerto, l'avvenimento in sé, è quindi la realizzazione di un incontro, nonché un momento ludico, di condivisione e scambio che migliora il benessere dei cittadini. Un arricchimento culturale. Si parla qui di qualunque situazione in cui vi siano musicisti all'opera e fruitori che ascoltano e/o ballano, fossero anche dieci persone.
Sul valore culturale, sociale, terapeutico della musica non ci sono dubbi.
La musica leggera, che fondamentalmente è musica popolare, ci ha regalato composizioni meravigliose (canzoni o brani strumentali) con cui una Comunità facilmente si riconosce e si identifica.
Suonare la grande musica leggera del ‘900, nazionale o internazionale, blues, jazz, rock, canzone d’autore, pop etc., significa oggi suonare dei “classici”. Musica che appartiene al sentimento di intere generazioni, altrettanto e forse più di quanto attualmente vi appartengano la musica di Verdi o di Beethoven, con rispetto parlando.
A meno che qualcuno voglia negare, qui in Italia, l’identificazione collettiva che si prova nell’ascoltare alcuni brani di Lucio Battisti o, per altri versi, di Fabrizio De André, per citarne due fra tanti.
A mio parere è materia di cui le Istituzioni dovrebbero occuparsi direttamente.
Istituzioni che, per altro, riconoscono perfettamente il valore della musica e degli spettacoli musicali. Il Ministero per i Beni e le attività culturali con l’Osservatorio per lo Spettacolo si adopera da tempo per legiferare in materia di prodotti culturali (teatrale, musicale, coreico), e alle normative statali si aggiungono quelle Regionali. Il tutto nella direzione di incentivare e promuovere la diffusione di spettacoli sul territorio nazionale nel modo più capillare possibile.
Le intenzioni sono dunque le migliori ma, per lo meno nell’ambito specifico che sto trattando, non si traducono in realtà.

La musica dal vivo come “servizio pubblico”
Detto del valore intrinseco del concerto e della musica leggera, la premessa delle premesse è appunto che le Istituzioni riconoscano alla musica leggera dal vivo il valore che le spetta e la considerino meritevole di essere erogata in qualità di "servizio pubblico" come lo sono le biblioteche comunali, le forze dell'ordine, le strade, le scuole, la Sanità etc.
Il riconoscimento del valore della musica popolare è già avvenuto, in parte, con l’istituzione delle fonoteche pubbliche e col fatto che in alcune biblioteche sono presenti supporti audio. Alcuni programmi realizzati e diffusi dalla Radio Televisione Italiana promuovono musica leggera “storica” e contemporanea.
Si tratta di estendere tale riconoscimento alla musica leggera dal vivo.

Il monopolio del Mercato
Il settore della musica leggera è delegato essenzialmente all’imprenditoria privata e quindi dipende da essa.
Dal così detto "Mercato".
La musica leggera viene prodotta (registrata), stampata e veicolata (supporti audio, musica digitale, radio e TV) e rappresentata (concerti) grazie al Mercato. In alcuni casi la musica leggera è in simbiosi con il Mercato, in altri convive faticosamente, in altri vi si oppone dando vita a nuovi mercati (i mercati ‘di nicchia’).
Lo schema di gioco, a grandi linee, è questo:
- Mercato "in grande": grandi promesse, grandi mezzi, qualche risultato eclatante (l'agognato "successo" nazionale o internazionale), migliaia di fallimenti. "Uno su mille ce la fa" di Gianni Morandi.
- Mercati settoriali o "di nicchia": piccole promesse, piccoli mezzi, tanti risultati minimi, migliaia di prodotti spesso autoreferenziali.
Che la musica leggera dipenda dal Mercato lo può testimoniare chiunque la pratichi, l'amatore come il professionista. Escludendo dal computo coloro che producono e diffondono musica e video esclusivamente su piattaforme digitali, chiunque decida di portare fuori dalle mura domestiche, fisicamente, la propria competenza musicale (in qualità di musicista, compositore, interprete etc.), si troverà necessariamente a confrontarsi con l'imprenditoria privata.
Case discografiche, agenzie di spettacolo, management, direttori artistici, uffici stampa, talent scout, giornalisti, DJ, piccoli e grandi organizzatori di eventi, gestori di locali e club.
L’imprenditoria privata, per sua natura, si occupa di sopravvivere e prosperare. Non è tenuta ad occuparsi del benessere collettivo, né della funzione sociale dell'arte, né della qualità o meno della stessa, né di questioni etiche o democratiche. Quando se ne occupa (e in alcuni casi se ne occupa) lo fa per scelta e non perché sia tenuta a farlo.
I meriti dell'industria musicale, d’altro canto, sono innegabili. Non dimentichiamoci che il rock è nato con l'industria musicale e viceversa; l'industria musicale ha promosso e promuove bellissima (qualche volta bruttissima) musica. La musica che c'è nell'aria, per intenderci, da decenni a questa parte. E molti bei concerti, grandi e piccoli riti collettivi.
Il Mercato inoltre, attraverso il web, le radio, il commercio on line etc., ci permette di accedere ad una quantità quasi infinita di composizioni musicali.
Riguardo però alla possibilità di ascoltare/partecipare alla musica dal vivo l'offerta musicale privata (lo status quo) è palesemente insufficiente.
E non entro qui nel merito dei prezzi scandalosi per i biglietti dei concerti medio/grandi, argomento che esula dal merito di questo documento.

Tre proposte, un concetto diverso
Stabilito che allo stato attuale il Mercato è tutto quello che c'è e che gli esecutori e i fruitori di musica leggera non possono che giocare sottostando alle sue regole, la domanda che mi sono posto è: quali alternative ci sono per migliorare la situazione?
Da qui nascono le tre proposte, sintetiche e lineari.
Voglio sottolineare che alla base di queste proposte vi è un concetto differente del “fare musica”. Differente, in parte, dal “fare musica” tipico dell’industria musicale, piccola o grande essa sia.
Nel mondo musicale che mi piacerebbe veder nascere, il “fare musica” inizierebbe e finirebbe là dove accade.
Fare musica il venerdì sera, a due passi da casa o poco lontano, per la gente del tuo territorio, sarebbe diverso concettualmente. Diverse le aspettative e le prospettive. Non si negano qui le normali componenti di vanità e di ambizione che caratterizzano chiunque si pone sopra un palcoscenico, né si preclude a nessuno la possibilità di avventurarsi parallelamente nell’eccitante mondo dell’industria musicale. Dico che si tratterebbe di una realtà certamente più sobria e naturale. Un “modello” di attività musicale forse più educativo di altri.

Ecco le proposte:

1) COSTITUZIONE DI UN'OFFERTA PUBBLICA DI MUSICA LEGGERA
Partendo dal principio sopra esposto e cioè che il concerto di musica leggera ha un valore sociale e migliora la qualità della vita, le Istituzioni lo includono nell'elenco dei servizi che lo Stato eroga ai propri cittadini.
Lo Stato diventa soggetto attivo nell'organizzare concerti di musica leggera su tutto il territorio nazionale, lungo tutto l'arco dell'anno, a tempo indeterminato.
Per fare ciò utilizza ciò che già esiste: gli spazi comunali e gli assessorati.

Spazi.
L'Italia è il Paese dei campanili, cioè è il Paese dei Comuni.
Quasi tutti i Comuni italiani, se non la totalità, posseggono almeno una sala polifunzionale, un auditorium o un teatrino comunale.
Generalmente la capienza di questi spazi varia dai 100 ai 200 posti.
Gli spazi, quindi, ci sono e vengono da sempre utilizzati pochissimo.

Organizzazione
L'organizzazione dei singoli cartelloni di eventi farà capo agli Assessorati alla Cultura e Tempo libero che o se ne occuperanno direttamente (nel caso l'assessore abbia competenza in merito) o più utilmente si avvarranno di una consulenza esterna individuando un direttore artistico nella persona di un musicista locale con l'esperienza necessaria. Ve ne sono ovunque.

Ci sono gli spazi, ci sono gli organizzatori. Gli artisti non mancano.

La proposta è quindi che gli Assessorati alla Cultura e al Tempo libero siano obbligati per legge ad organizzare un cartellone di concerti di musica leggera a cadenza settimanale (ad esempio tutti i venerdì sera) indirizzati alla cittadinanza che potrà beneficiarne a prezzi popolari.
Laddove i Comuni fossero troppo piccoli (penso ai Comuni montani), potrebbero consorziarsi tra loro e individuare una sola sala concerto verso cui convogliare la cittadinanza.
Le proposte artistiche che perverranno ai Comuni verranno selezionate secondo parametri preventivamente stabiliti e uguali per tutto il territorio nazionale che garantiscano la rappresentanza di diversi generi musicali: artisti locali e non, esordienti, autori originali e cover band, musiche strumentali e da ballo, etc., in percentuali adeguatamente regolate.
Nulla vieta che per arricchire l’offerta trovino posto spettacoli di musica colta o folkloristica, oppure saltuarie serate dedicate a stand up comedy o al cabaret o a piccole rappresentazioni teatrali, in alcuni casi collocate anche come introduzione ai concerti.
Non ci sarà spazio per tutti, è bene tenerlo presente. I parametri di selezione agiranno da filtro e alcuni resteranno esclusi. Ricordiamoci che si tratta di un contesto popolare con un pubblico di tutte le età. Per spiegarmi meglio con una similitudine: è un cinema di paese e non un cinema d'essai, né un cinema a luci rosse. Gli esclusi potranno continuare a rivolgersi al Mercato privato, nel quale esistono settori che si occupano di diffondere qualunque tipo di forma espressiva.

Attraverso l’azione combinata tra Stato, Assessorati Comunali e consulenze esterne si tratta quindi di realizzare un circuito istituzionalizzato, capillare e serio.
Si tratta di un'offerta culturale non soggetta alle leggi del business musicale, atta a restituire alla musica quella funzione sociale semplice, arcaica, dove i musicisti troverebbero spazi garantiti per esprimersi e i cittadini appuntamenti cadenzati, regolari, per uscire di casa, ascoltare buona musica e disintossicarsi un poco da smartphone e televisori.
Inizialmente sarà necessario finanziare l’allestimento degli spazi per dotarli di impianto audio-luci, ma il circuito dovrà tendere successivamente all'autofinanziamento totale o per lo meno parziale.
Gli artisti sarebbero pagati in modo equo, stabilendo dei massimali uguali per tutti.
In ogni spettacolo ci sarebbe modo di impiegare due o tre lavoratori in sala (lavoratori socialmente utili o persone con disabilità, ad esempio), addetti alla biglietteria e alla pulizia dei locali.
Altri soggetti che troverebbero impiego sono i tecnici audio/luci.
È impensabile realizzare tutto ciò mantenendo l’attuale regime normativo che regola l’allestimento degli spettacoli dal vivo e i rapporti di lavoro tra musicisti da una parte e organizzatori e SIAE dall’altra.
Si tratta di una jungla che tra l’altro è differente da territorio a territorio. Chi ha provato ad organizzare uno spettacolo in uno spazio comunale sa cosa intendo. Complicazione e confusione ad ogni livello.
E’ indispensabile quindi semplificare le procedure e snellire il tutto. Senza semplificazione (è una questione nazionale) nulla di tutto ciò è fattibile.
Però, immaginiamo…
Migliaia di progetti musicali, a Km zero, troverebbero una collocazione a rotazione. Si parla di progetti a basso costo e spesso di buona o ottima qualità.
Ci potrebbero essere scambi tra territori diversi: il gruppo o l'artista che proviene da fuori provincia o regione viene ospitato e poi si ricambia l'opportunità. Con tutto l'arricchimento del senso comunitario che ne conseguirebbe; un Paese unito dalla musica, costantemente.
Persino i "big" potrebbero scegliere di fare delle apparizioni all'interno di questo circuito locale, a sorpresa per evitare affollamenti superiori alla capienza, smettendo per una volta i panni del divo e indossando quelli del semplice musicista intrattenitore, un cittadino qualunque. Pensate alla gioia del pubblico presente.
Molte sarebbero le opportunità da una parte e dall'altra, per i musicisti e per i fruitori.

Quindi, riassumendo:
- Spazi comunali attrezzati
- Organizzazione, obbligatoria per legge, a cura degli assessorati alla Cultura e Tempo libero in collaborazione con soggetti competenti (direttori artistici, tecnici audio, associazioni di musicisti etc.)
- Progetti musicali prevalentemente locali, con eccezioni
- Biglietti a prezzi popolari
- Cachet stabiliti con dei massimali e uguali per tutti (tot Euro a musicista)
- Semplificazione delle normative relative all'allestimento di uno spettacolo e al pagamento dei lavoratori (musicisti e tecnici)

2) CONVENZIONE TRA STATO, STUDI DI REGISTRAZIONE E CASE DISCOGRAFICHE LOCALI
Gli artisti, soprattutto esordienti, hanno talvolta necessità di produrre un supporto audio, generalmente sotto forma di CD. Il CD rappresenta il supporto più comune da vendere o regalare al pubblico durante i concerti, o da scambiare con quello di altri artisti, ed è anche un biglietto da visita utile nel momento in cui si decide di intraprendere l’avventura nel Mercato.
Nell’ottica di agevolare e valorizzare la ricchezza musicale che il nostro Paese esprime, la mia seconda proposta è quella di far sì che lo Stato si faccia promotore della produzione di CD in tirature limitate (massimo 100 pezzi per progetto) convenzionandosi con studi di registrazione e case discografiche localizzate sul territorio.
Gli artisti selezionati otterranno questo aiuto una sola volta, non ripetibile.
La selezione dei progetti avverrà in base all’acquisizione di un punteggio, così come avviene per i concorsi pubblici.
I parametri (da definire) con cui attribuire il punteggio terranno conto di diversi aspetti, qualitativi e non, non ultimo quello che l’artista si sia esibito almeno una volta nel circuito di concerti di cui alla proposta 1.
La consequenzialità dei due interventi statali, il circuito dei concerti e la produzione di un primo supporto discografico, fornirebbe, in particolar modo agli artisti esordienti, quell’aiuto concreto che spesso non riescono a trovare nel Mercato.
Non solo.
Tutto il materiale audio, sia quello finanziato dallo Stato sia quello prodotto in proprio dagli artisti che si sono esibiti nel circuito locale, si potrebbero convogliare in rete in un ricco database on line accessibile a tutti.
E ancora.
Un piccolo numero di CD (tra i 100 stampati) potrebbe venire messo in vendita presso gli uffici postali locali, come tempo fa si faceva per i libri. Gli uffici postali, con un espositore dedicato, promuoverebbero i musicisti del territorio. Gli stessi musicisti che i cittadini hanno magari ascoltato qualche settimana prima nell’auditorium del loro comune.
I proventi di queste vendite andrebbero allo Stato per ripagare in parte il processo di stampa, in un meccanismo virtuoso, e darebbero agli artisti un piccolo riscontro del loro gradimento presso il pubblico.
Idee a cui aggiungere idee.

Riassumendo:
- Convenzione tra stato, studi di registrazione e case discografiche locali
- Stampa “una tantum” di un CD in 100 copie per ogni progetto meritevole
- Selezione dei progetti tramite attribuzione di un punteggio (parametri da definire)
- Consequenzialità tra il circuito istituzionalizzato dei concerti e la stampa del supporto audio
- Creazione di un database on line che raccolga il materiale audio dei progetti patrocinati dallo Stato e di tutti gli altri progetti che sono passati attraverso il circuito dei concerti locali
- Promozione, negli uffici postali, di un numero limitato di CD “statali”

3) REGOLAMENTAZIONE DELL’ATTIVITA’ LIVE NEI LOCALI, CLUB E CIRCOLI
Un altro ambito al quale le Istituzioni dovrebbero mettere mano è quello dei circoli, locali e club in cui i gestori vogliono proporre musica dal vivo.
La situazione attuale è piuttosto selvaggia. Gli artisti, e il pubblico, si ritrovano in contesti di eccellenza così come in contesti cialtroneschi. Tutto è rimesso alla buona o cattiva volontà dei gestori. È un mondo quindi aleatorio, dove tra l’altro la maggior parte degli artisti vengono retribuiti “in nero” da organizzatori a cui la normativa fiscale confusa e gli onerosi adempimenti SIAE forniscono dei comprensibili alibi.
Lo Stato, con poche azioni mirate, potrebbe e dovrebbe fare ordine.
Si tratta di coniugare obbligo, agevolazione e semplificazione.

Il gestore del locale che vuole proporre musica dal vivo deve obbligatoriamente dotarsi di un impianto audio (mixer, due casse, due monitor, qualche asta per microfono) di un amplificatore per basso, dei pezzi principali di una batteria, di un palco rialzato da terra (sono sufficienti 20 cm) e illuminato il giusto. Deve insomma dotarsi di un’attrezzatura standard minima, al fine di mettere in condizione gli artisti di esibirsi dignitosamente.
Lo potrebbe fare beneficiando di agevolazioni economiche sull'acquisto del materiale.
In mancanza di detta attrezzatura il locale non viene ritenuto idoneo a proporre musica dal vivo.
La semplificazione deve riguardare le norme di sicurezza, la normativa fiscale, il rapporto con la SIAE, la normativa che regola il rapporto lavorativo tra i gestori dei locali e i musicisti.
E’ indispensabile che tutto ciò venga snellito.
Sul fronte della semplificazione in ambito di spettacoli musicali vengono da tempo elaborare proposte da parte di addetti ai lavori e fiscalisti. Si tratta di giungere finalmente ad una sintesi.

I vantaggi che si trarrebbero da una “sanificazione” di questo tipo sono evidenti.
Un locale dotato di attrezzatura minima permetterebbe ai musicisti di viaggiare più leggeri, magari usando un’automobile in meno. Diminuirebbe il tempo impiegato tra l'allestimento e lo smontaggio e di conseguenza diminuirebbero leggermente le pretese economiche degli artisti (meno ore di lavoro). Un locale attrezzato renderebbe più dignitoso il lavoro dei musicisti, professionisti e non e permetterebbe al pubblico di godere di un migliore ascolto. Con un sistema fiscale semplificato emergerebbe il sommerso. Complessivamente migliorerebbero la qualità delle esibizioni, il rispetto verso i musicisti e il pubblico e la convenienza dell'organizzatore.

Riassumendo:
- Obbligo verso i gestori dei locali di dotarsi di un’attrezzatura minima, pena l’impedimento a svolgere attività musicali dal vivo
- Agevolazioni economiche sull’acquisto del materiale
- Semplificazione normativa


Daniele Pelizzari, musicista e compositore, mail: dapelliz@libero.it



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